
l rischio elettrico nei cantieri: il pericolo invisibile delle interferenze
Quando si parla di rischio elettrico nei luoghi di lavoro, il pensiero corre immediatamente agli elettricisti, ai quadri elettrici o agli interventi sugli impianti in tensione. In realtà, una parte significativa degli incidenti più gravi non coinvolge personale specializzato, ma operatori che svolgono attività apparentemente estranee ai lavori elettrici. È il caso dei cantieri edili, dove il rischio deriva spesso dall’interferenza con infrastrutture elettriche presenti nell’ambiente di lavoro.
Una gru che si avvicina eccessivamente a una linea aerea, una piattaforma di lavoro elevabile che entra nel campo di azione di un elettrodotto, un escavatore che intercetta un cavo interrato durante uno scavo o un’autobetonpompa che urta accidentalmente un conduttore in tensione sono situazioni che, purtroppo, continuano a verificarsi con una frequenza tutt’altro che trascurabile. Questi eventi dimostrano come il rischio elettrico non sia legato esclusivamente all’impianto elettrico in sé, ma anche al contesto operativo in cui si svolgono le lavorazioni.
Un rischio spesso sottovalutato
Nel settore delle costruzioni convivono numerose attività che comportano l’utilizzo di macchinari di grandi dimensioni, attrezzature metalliche e lavorazioni in quota. Contemporaneamente, il territorio è attraversato da una fitta rete di infrastrutture elettriche, molte delle quali passano inosservate fino al momento in cui rappresentano un pericolo concreto.
Le linee elettriche aeree sono facilmente individuabili, ma non sempre viene valutata correttamente la distanza di sicurezza necessaria durante le lavorazioni. Ancora più insidiosi risultano i cavi interrati, invisibili agli operatori ma presenti sotto strade, marciapiedi, aree industriali e terreni destinati agli scavi. In questi casi il rischio nasce dall’interferenza tra l’attività di cantiere e un’infrastruttura già esistente, spesso non appartenente all’impresa che esegue i lavori.
I numeri degli infortuni
I dati raccolti negli ultimi anni confermano che il rischio elettrico continua a rappresentare una delle principali cause di infortuni gravi e mortali nel comparto delle costruzioni: le analisi condotte dall’INAIL evidenziano come numerosi eventi siano riconducibili al contatto diretto o indiretto con linee elettriche aeree durante la movimentazione di mezzi d’opera, piattaforme elevabili, gru, autobetonpompe e altre attrezzature utilizzate quotidianamente nei cantieri.
Ciò che emerge con maggiore evidenza è che, nella maggior parte dei casi, non si tratta di guasti elettrici né di errori durante lavori sugli impianti, ma di attività ordinarie che, per una pianificazione insufficiente o per una valutazione incompleta del contesto, finiscono per interferire con infrastrutture in tensione; questo aspetto rende ancora più evidente come la prevenzione debba iniziare molto prima dell’apertura del cantiere.
Il concetto di interferenza
L’interferenza rappresenta una delle situazioni di rischio più complesse da gestire perché coinvolge elementi appartenenti a realtà differenti. Da una parte vi è il cantiere, con le proprie lavorazioni, le macchine operatrici e il personale; dall’altra esistono infrastrutture elettriche gestite da soggetti esterni, che continuano a funzionare normalmente durante l’esecuzione delle opere. L’operatore potrebbe non svolgere alcuna attività di natura elettrica e tuttavia trovarsi improvvisamente esposto a un rischio elevatissimo semplicemente movimentando un carico, sollevando un braccio meccanico o effettuando uno scavo. Per questo motivo il rischio interferenziale richiede un approccio completamente diverso rispetto alla semplice gestione degli impianti elettrici aziendali.

Gran parte degli incidenti potrebbe essere evitata attraverso un’accurata fase di pianificazione: prima dell’avvio delle lavorazioni è fondamentale effettuare un sopralluogo approfondito per individuare la presenza di linee elettriche aeree, cabine di trasformazione, cavidotti interrati e altre infrastrutture che potrebbero interferire con le attività previste.
Queste informazioni devono essere riportate nella documentazione di sicurezza e condivise con tutte le imprese coinvolte. Il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), il Piano Operativo di Sicurezza (POS) e il Documento di Valutazione dei Rischi devono rappresentare strumenti dinamici, capaci di descrivere fedelmente le condizioni reali del cantiere e di prevedere misure preventive adeguate, una semplice omissione nella fase preliminare può tradursi in un rischio estremamente elevato durante l’esecuzione delle opere. Il D.Lgs. 81/2008 dedica particolare attenzione ai lavori svolti in prossimità di linee elettriche: l’articolo 117 stabilisce che i lavori non elettrici eseguiti vicino a parti attive devono essere organizzati in modo da impedire qualsiasi contatto accidentale, adottando adeguate distanze di sicurezza oppure predisponendo idonee misure di protezione. Le distanze minime da rispettare variano in funzione della tensione della linea e sono riportate nell’Allegato IX del decreto.
Queste prescrizioni non rappresentano semplici indicazioni operative, ma costituiscono obblighi che devono essere presi in considerazione già durante la progettazione del cantiere; quando non sia possibile garantire il rispetto delle distanze previste, diventa necessario valutare soluzioni alternative, come la disalimentazione temporanea della linea, la posa di protezioni o la modifica delle modalità operative.
Le statistiche dimostrano che alcune attrezzature risultano coinvolte negli incidenti con maggiore frequenza: le piattaforme di lavoro elevabili consentono di raggiungere quote elevate in tempi rapidi, ma proprio questa caratteristica può avvicinare inconsapevolmente gli operatori alle linee elettriche; le gru da cantiere, le autobetonpompe e gli autocarri con cassone ribaltabile sviluppano ingombri considerevoli durante il funzionamento e richiedono un’attenta valutazione degli spazi disponibili; anche scale metalliche, trabattelli, aste, tubazioni e altri elementi conduttori possono trasformarsi in veicoli di propagazione della corrente quando vengono utilizzati in prossimità di infrastrutture elettriche. La presenza di queste attrezzature rende ancora più importante la formazione degli operatori e il controllo costante delle condizioni di lavoro.
La formazione come strumento di prevenzione
Molti incidenti non derivano dall’assenza di dispositivi di sicurezza, ma dalla mancata consapevolezza del rischio, un operatore può conoscere perfettamente la macchina che sta utilizzando senza avere una reale percezione del pericolo rappresentato da una linea elettrica posta a diversi metri di distanza. Per questo motivo la formazione non dovrebbe limitarsi agli aspetti teorici della sicurezza elettrica, ma includere esempi pratici, simulazioni e analisi di casi realmente accaduti.
Comprendere come si sviluppa un arco elettrico, conoscere il fenomeno della tensione di passo o sapere come comportarsi in presenza di un mezzo accidentalmente entrato in contatto con una linea può fare la differenza tra un incidente e un intervento gestito in sicurezza. La formazione deve inoltre essere aggiornata ogni volta che cambiano le lavorazioni, le attrezzature impiegate o il contesto operativo.
La prevenzione del rischio elettrico nei cantieri non può essere affidata esclusivamente al comportamento del singolo lavoratore, occorre un sistema organizzato che coinvolga progettisti, coordinatori della sicurezza, datori di lavoro, dirigenti, preposti e lavoratori, ciascuno secondo le proprie competenze. L’individuazione preventiva delle interferenze, la corretta pianificazione delle lavorazioni, il coordinamento tra le imprese presenti in cantiere, la verifica delle distanze di sicurezza e il controllo continuo delle condizioni operative costituiscono elementi essenziali per ridurre il rischio.
Conclusioni
Il rischio elettrico nei cantieri non riguarda soltanto chi realizza o manutiene impianti elettrici. Molto spesso interessa operatori che svolgono attività ordinarie e che entrano inconsapevolmente in contatto con infrastrutture presenti nell’ambiente di lavoro. Le statistiche dimostrano che molti degli incidenti più gravi avrebbero potuto essere evitati attraverso una migliore pianificazione, una valutazione preventiva delle interferenze e una formazione più mirata. La sicurezza, in questi casi, nasce ben prima dell’inizio dei lavori. Inizia durante il sopralluogo, prosegue nella redazione della documentazione di sicurezza e si concretizza ogni giorno attraverso il rispetto delle procedure operative e la collaborazione tra tutte le figure coinvolte. Riconoscere il rischio prima che si trasformi in un’emergenza rappresenta il primo passo per costruire cantieri realmente sicuri, dove la presenza dell’energia elettrica non costituisca una minaccia, ma un elemento conosciuto, valutato e gestito con competenza.
12/08/2026
Professor Guido Botte

