
Allerta Legionella: il caso di Milano e cosa insegna a Napoli
Negli ultimi mesi, Milano è finita sotto i riflettori per un episodio che ha riportato in primo piano un tema troppo spesso trascurato: la Legionella pneumophila. In un complesso di edilizia popolare in via Rizzoli, nel quartiere Crescenzago, si è sviluppato un focolaio che ha colpito nove persone, con diversi ricoveri ospedalieri e purtroppo un decesso.
Non è la prima volta che in Italia si verificano episodi simili, ma questo caso ha avuto un’eco particolare perché ha mostrato, in maniera lampante, quanto sia fragile il nostro patrimonio edilizio e quanto sia carente la cultura della prevenzione.
La Legionella non è un virus passeggero o una “paura mediatica”: è un batterio che trova terreno fertile in impianti idrici non manutenuti, nei serbatoi di accumulo e nelle tubature datate. È silenziosa, invisibile, ma può avere conseguenze gravi, soprattutto nelle persone anziane o con patologie pregresse.
E allora, cosa possiamo imparare da Milano? E, soprattutto, quanto siamo preparati a Napoli, una città che condivide molte delle criticità emerse al Nord?
Milano: cronaca di un focolaio
Il primo campanello d’allarme è suonato all’inizio di luglio 2025, quando alcuni residenti di via Rizzoli hanno iniziato a manifestare sintomi respiratori severi, compatibili con una polmonite. Gli accertamenti clinici hanno confermato i sospetti: Legionella pneumophila.

Nel giro di pochi giorni i casi sono saliti rapidamente: sei inizialmente, poi sette, fino a raggiungere nove persone contagiate. La fascia d’età colpita è stata quella più fragile: dai 70 ai 92 anni. Un quadro che non stupisce, perché la Legionella attacca in modo particolare chi ha un sistema immunitario indebolito o patologie croniche.
L’ATS di Milano, in collaborazione con la società Metropolitana Milanese (MM), è intervenuta con decisione:
- sospensione immediata dell’acqua calda, considerata la via di diffusione più pericolosa;
- campionamenti nelle abitazioni dei malati e in quelle di controllo;
- clorazione shock dell’impianto idrico condominiale;
- comunicazioni capillari ai residenti, con materiale informativo su come comportarsi.
Le analisi successive hanno dato qualche segnale positivo: il serbatoio dell’acqua calda è risultato negativo e i valori di contaminazione sono calati. Tuttavia, la sorveglianza resta alta e la clorazione proseguirà fino alla fine dell’estate, a conferma che non esistono soluzioni “una tantum”, ma solo strategie di medio-lungo periodo.
Le fragilità emerse
Il caso di Milano non è solo cronaca sanitaria: è il riflesso di fragilità diffuse in gran parte del nostro Paese. Gli edifici popolari, spesso datati, hanno reti idriche complesse, stratificate nel tempo e non sempre gestite in maniera ottimale.
Non si tratta solo di un problema tecnico, ma culturale. Troppo spesso, la manutenzione ordinaria viene trascurata e si interviene solo quando scoppia l’emergenza. Il risultato? Costi elevati, disagi per i residenti e, nel peggiore dei casi, vite umane perdute.
La Legionella, infatti, non perdona superficialità: se gli impianti idrici non sono monitorati, se le temperature non vengono controllate, se i serbatoi non sono puliti, il rischio aumenta in silenzio, invisibile, fino a manifestarsi con contagi che possono diventare gravi.
Napoli: un rischio reale
A questo punto la domanda sorge spontanea: e a Napoli?
Al momento non ci sono focolai noti. Ma assenza di casi non significa assenza di rischio. Anzi, la realtà partenopea presenta tutte le condizioni che possono favorire la proliferazione del batterio:
- impianti idrici vecchi e spesso malmessi, soprattutto nei quartieri storici e collinari;
- alte temperature estive, che creano l’habitat perfetto per la crescita della Legionella;
- strutture sanitarie complesse, pubbliche e private, dove la gestione idrica è un fattore delicatissimo;
- turismo diffuso, con hotel, B&B e case vacanza che alternano lunghi periodi di inattività a picchi stagionali, condizione ideale per stagnazioni d’acqua e proliferazione batterica.
La storia recente ci ricorda che anche in Campania ci sono stati episodi di legionellosi, seppur sporadici. Alcuni hanno coinvolto strutture ricettive, altri abitazioni private. Ma la percezione del rischio resta molto bassa, come se il problema non ci riguardasse.
Eppure, proprio come a Milano, basta un condominio o una clinica con impianti obsoleti per scatenare un focolaio.
Perché la prevenzione è l’unica arma
La Legionella non si elimina una volta per tutte: si controlla, si tiene sotto osservazione, si previene. Le Linee guida del Ministero della Salute e le normative tecniche come la UNI 9182 e la UNI 10086 indicano chiaramente le misure da adottare:
- mappatura degli impianti e redazione di un Documento di Valutazione del Rischio Legionella;
- campionamenti microbiologici periodici su acqua calda e fredda;
- controllo delle temperature (acqua calda >50 °C, acqua fredda <20 °C);
- manutenzione regolare di serbatoi, caldaie e boiler;
- flussaggi dei punti poco usati;
- sanificazioni programmate, con shock termico o clorazioni mirate;
- filtri terminali antibatterici nelle aree sanitarie ad alto rischio.
Sono procedure che richiedono impegno, ma non sono un optional: sono la differenza tra un ambiente sicuro e uno potenzialmente letale.
Chi è responsabile?
Un punto cruciale è la definizione delle responsabilità.
- Nei condomini, la responsabilità ricade sugli amministratori.
- Nei luoghi di lavoro, sui datori di lavoro e i loro RSPP.
- Nelle strutture sanitarie, su direttori sanitari e medici competenti.
- Negli hotel, B&B e centri benessere, sui gestori.
Ignorare l’obbligo di valutare e gestire il rischio significa esporsi a gravi responsabilità civili e penali. Dopo il caso di Milano, è difficile immaginare che un magistrato o un giudice possano considerare la mancata prevenzione una semplice dimenticanza.
Lezioni per Napoli (e non solo), il focolaio milanese ci lascia alcune lezioni chiare:
- Non aspettare il primo caso. La prevenzione costa meno dell’emergenza.
- Monitorare costantemente gli impianti, soprattutto nei mesi caldi.
- Comunicare con trasparenza: i residenti devono sapere cosa accade, come a Milano, dove MM ha distribuito materiale porta a porta.
- Investire sulla manutenzione ordinaria, evitando costosi interventi straordinari.
- Creare una cultura della sicurezza: la Legionella non è un problema di “tecnici” ma di comunità.
Conclusioni: la prevenzione fa rumore
Il caso di via Rizzoli ci dimostra che la Legionella non è un problema lontano o astratto: può colpire ovunque, in qualsiasi città, in qualsiasi condominio.
A Milano, la rapidità di intervento ha limitato i danni, ma non ha potuto evitare ricoveri e un decesso. A Napoli, città complessa e fragile, non possiamo permetterci lo stesso errore: attendere che l’emergenza esploda per poi correre ai ripari.
La prevenzione non è un costo, ma un dovere. Significa proteggere la salute delle persone, ridurre le spese future, salvaguardare l’immagine delle strutture.
La Legionella è silenziosa, invisibile. Ma la prevenzione fa rumore. Ed è un rumore che, a Napoli come a Milano, dobbiamo imparare a far sentire con forza.
08/10/2025
Professor Guido Botte

