Articolo 37 del D.Lgs. 81/08: la formazione come chiave della sicurezza sul lavoro

Quando si parla di sicurezza nei luoghi di lavoro, spesso l’attenzione si concentra su dispositivi di protezione individuale, procedure o controlli tecnici. Eppure, c’è un aspetto che rappresenta il vero cuore della prevenzione: la formazione dei lavoratori. È qui che entra in gioco l’articolo 37 del D.Lgs. 81/08, che disciplina in modo dettagliato l’obbligo formativo.

Perché la formazione è centrale

Un lavoratore formato è un lavoratore più consapevole dei rischi, capace di riconoscerli e di comportarsi in modo corretto per evitarli. Non si tratta solo di conoscere le norme, ma di acquisire strumenti pratici da usare ogni giorno.
Molti incidenti, anche gravi, nascono da gesti apparentemente banali: un macchinario usato senza le dovute cautele, un DPI non indossato correttamente, un comportamento “automatico” che diventa abitudine. La formazione serve proprio a spezzare queste catene di rischio.

Cosa prevede l’articolo 37

Il testo normativo stabilisce che il datore di lavoro deve garantire a ciascun lavoratore:


una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza;

un addestramento specifico per l’uso corretto di attrezzature, sostanze e dispositivi;

corsi di aggiornamento periodici, perché la sicurezza non è mai statica.

Non riguarda soltanto i dipendenti, ma anche figure come:

• i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS),

• i dirigenti e i preposti,

• gli addetti a mansioni particolari (ad esempio chi lavora in spazi confinati o con agenti biologici).

La formazione deve avvenire durante l’orario di lavoro e non può comportare oneri economici per i lavoratori. In altre parole: è responsabilità dell’azienda organizzare, pagare e documentare i corsi.

Le novità degli ultimi anni

Negli anni, l’articolo 37 è stato aggiornato per rafforzare la cultura della sicurezza. Un cambiamento importante è arrivato con la Legge 215/2021, che ha introdotto nuove disposizioni soprattutto per i preposti.

Oggi, infatti, è previsto:

• un aggiornamento obbligatorio almeno biennale per i preposti;

• la possibilità di svolgere parte della formazione anche in modalità e-learning, con alcuni limiti;

• l’obbligo di documentare in modo puntuale la partecipazione dei lavoratori.

Questi interventi rispondono a una necessità reale: mantenere alta l’attenzione, soprattutto nelle figure di supervisione.

Oltre la norma: il vero valore della formazione

Limitarsi a “fare il corso” per adempiere all’obbligo di legge rischia di svuotare di senso l’articolo 37. Il valore della formazione sta nel trasformarla in occasione di crescita professionale e non in una mera formalità.

Un buon percorso formativo deve essere:

mirato, cioè costruito sulle reali mansioni del lavoratore;

interattivo, con esempi pratici e simulazioni;

continuo, perché i rischi evolvono insieme al lavoro.

Un’azienda che investe nella formazione non solo riduce incidenti e sanzioni, ma aumenta anche la motivazione e il senso di appartenenza dei dipendenti. La sicurezza diventa così parte integrante della cultura aziendale.

La sfida della consapevolezza

Uno dei nodi più difficili da sciogliere è la tendenza a sottovalutare i rischi. La cosiddetta “normalizzazione della devianza” porta a considerare accettabili comportamenti scorretti se ripetuti nel tempo senza conseguenze immediate. La formazione serve anche a rompere questo circolo vizioso, ricordando che un incidente evitato oggi non significa che la pratica sia sicura.

In questo senso, l’articolo 37 non è solo un obbligo per le imprese, ma un’opportunità per cambiare il modo in cui le persone percepiscono il lavoro quotidiano. Spesso oltre la mancanza di conoscenze tecniche, è presente anche un ulteriore problema: la convinzione che le disposizioni di sicurezza non siano veramente importanti. Espressioni quali ‘Cosa potrà mai accadere?’, ‘Svolgo questa mansione da anni senza conseguenze’ oppure ‘È improbabile che accada proprio a me’ sono purtroppo diffuse e rappresentano in modo chiaro la tendenza a sottovalutare i rischi.

A volte, la scarsa consapevolezza è legata anche al ruolo del datore di lavoro: ci sono aziende dove i DPI vengono imposti solo perché richiesto dalla legge, e questo fa sì che i lavoratori li percepiscano come una costrizione più che come un reale strumento di protezione. In questi casi, la formazione ha il compito non solo di trasmettere nozioni, ma di cambiare la percezione del rischio, mostrando che dietro a ogni obbligo c’è un motivo concreto legato alla tutela della salute e della vita. Un incidente evitato oggi non significa che la pratica sia sicura: vuol dire soltanto che “è andata bene”, ma la probabilità che domani accada un infortunio rimane intatta. La formazione deve rompere questo circolo vizioso, trasformando comportamenti rischiosi apparentemente innocui in scelte consapevoli e responsabili.

Esempi pratici

Per comprendere meglio quanto la sottovalutazione dei rischi possa incidere sulla sicurezza, è utile richiamare alcuni scenari concreti tratti dalla realtà quotidiana.

Immaginiamo un operaio che lavora con un trapano a colonna: senza una formazione adeguata potrebbe indossare guanti inadatti, con il rischio che vengano trascinati dal mandrino. Oppure pensiamo a un addetto in un laboratorio chimico che non ha compreso a fondo le schede di sicurezza e decide di non indossare la protezione respiratoria necessaria: un gesto rapido, ma potenzialmente molto pericoloso.

In cantiere, capita spesso che i lavoratori si tolgano il casco perché “dà fastidio” o “fa caldo”. Eppure basta la caduta accidentale di un piccolo oggetto da pochi metri di altezza per provocare lesioni gravi. Allo stesso modo, negli ambienti industriali, molti rinunciano a indossare cuffie antirumore perché “tanto il rumore c’è sempre”: un’abitudine che, nel tempo, porta a una perdita uditiva progressiva e irreversibile.

In officina, alcuni preferiscono lavorare senza occhiali protettivi quando tagliano o molano piccoli pezzi di metallo: una scheggia può però colpire l’occhio in una frazione di secondo, causando danni permanenti. Anche negli ospedali e nei laboratori capita che gli operatori trascurino guanti o mascherine, ritenendoli superflui nelle operazioni “veloci”: il rischio di contatto con sostanze biologiche o chimiche resta però elevato.

Anche nella movimentazione manuale dei carichi, molti lavoratori sollevano pesi in modo scorretto per “fare prima”, senza considerare che le conseguenze non sono immediate ma si manifestano negli anni con lesioni alla schiena spesso invalidanti.

Questi episodi dimostrano come la mancanza di formazione o, peggio, la scarsa consapevolezza possano tradursi in comportamenti rischiosi. È proprio qui che la formazione — se svolta in maniera pratica, con esempi reali e dimostrazioni — può fare la differenza, trasformando gesti automatici in azioni consapevoli e sicure.

Conclusioni

L’articolo 37 del D.Lgs. 81/08 non rappresenta soltanto un adempimento normativo, ma uno strumento fondamentale per costruire una cultura della sicurezza solida e duratura. La formazione, se svolta in maniera mirata e pratica, permette di ridurre i rischi, di responsabilizzare i lavoratori e di trasformare abitudini potenzialmente pericolose in comportamenti consapevoli.

Investire nella formazione significa investire nelle persone e nel futuro dell’azienda: un lavoratore consapevole è non solo più sicuro, ma anche più motivato e partecipe.

In questo percorso, la nostra azienda affianca le realtà lavorative con un approccio attento e personalizzato, orientato a garantire non solo il rispetto della normativa, ma soprattutto la tutela concreta della salute e della sicurezza di chi lavora ogni giorno. Crediamo che la prevenzione passi dalla conoscenza e dall’adozione di buone pratiche: per questo ci impegniamo a proporre soluzioni che rendano la sicurezza parte integrante della quotidianità aziendale, non un obbligo formale ma un vero valore condiviso.

Se vuoi scoprire come rendere la sicurezza davvero parte della vita quotidiana della tua azienda, possiamo aiutarti a progettare percorsi formativi mirati e concreti. La nostra esperienza ci permette di affiancarti passo passo, trasformando gli obblighi normativi in strumenti pratici per proteggere chi lavora ogni giorno, aumentando consapevolezza, sicurezza e responsabilità. Contattaci per saperne di più: investire nella formazione e nella sicurezza significa investire nelle persone e proteggerle.

01/10/2025

 

Professor Guido Botte