
Comunicare la sicurezza sul lavoro: come evitare l’errore umano attraverso la prevenzione
Quando si parla di sicurezza sul lavoro, spesso si pensa subito a norme, dispositivi di protezione individuale e controlli. Ma un elemento fondamentale – troppo spesso sottovalutato – è la comunicazione del rischio. Non basta conoscere il pericolo: bisogna saperlo comunicare, affinché venga percepito, compreso e interiorizzato da chi lavora quotidianamente in ambienti a rischio.
Il progetto “Rifiuti” dell’Inail, attivo sin dal 2001, rappresenta un caso esemplare in Italia di comunicazione efficace della sicurezza, soprattutto in un settore complesso come quello della gestione dei rifiuti. Qui, come altrove, il pericolo è reale, ma l’attenzione spesso si concentra sull’ambiente, mentre i rischi per gli operatori restano in secondo piano.
L’errore umano: capire prima di punire
Molti incidenti sul lavoro non derivano da un comportamento intenzionalmente scorretto, ma da un errore umano. E questo non significa che la colpa sia del singolo. L’errore umano è un fenomeno sistemico, che può nascere da una cattiva progettazione, da scarsa formazione, o da un’organizzazione poco attenta al rischio.
La scienza dello Human Factor ci aiuta a distinguere due tipologie fondamentali di errore:
• Errore decisionale (latente): si verifica “a monte”, spesso nella pianificazione o nella gestione organizzativa.
• Errore esecutivo (operativo): si verifica “a valle”, nel momento in cui il lavoratore sbaglia l’esecuzione di un’azione.
Il modello del “formaggio svizzero” proposto da James Reason è perfetto per spiegare questa dinamica. Immagina il sistema di sicurezza come una serie di fette di formaggio: ciascuna fetta è una barriera, ma ha dei buchi. Quando i buchi si allineano, cioè quando tutte le difese falliscono contemporaneamente, si verifica l’incidente.
👉Per esempio: un dirigente non aggiorna una procedura di sicurezza (errore latente), un supervisore non segnala la lacuna (barriera mancata), un lavoratore segue la procedura obsoleta (errore operativo). Il risultato può essere un infortunio grave.
Capire questa catena di eventi aiuta a intervenire prima, progettando sistemi più robusti e promuovendo la cultura dell’errore come opportunità di apprendimento.
Comunicare bene per prevenire meglio
Una delle cause principali dell’errore umano è la mancata percezione del rischio. Se non ci si rende conto del pericolo, è difficile adottare comportamenti corretti. Qui entra in gioco la comunicazione, che deve essere:
• Chiara: evitare il gergo tecnico incomprensibile.
• Positiva: non terrorizzare, ma guidare.
• Bidirezionale: non solo top-down, ma anche bottom-up.
L’Inail ha sviluppato una strategia multilivello, differenziata per i diversi attori coinvolti: dai lavoratori operativi ai dirigenti aziendali, passando per i responsabili della sicurezza (RSPP), ciascuno riceve messaggi mirati, nel proprio linguaggio.
Un tessuto sociale che valorizza il lavoro, che promuove il senso di appartenenza a una comunità, aiuta anche la crescita di una cultura della sicurezza.
Il ruolo decisivo dei vertici aziendali
Spesso si dimentica che la sicurezza è una responsabilità trasversale, che parte dall’alto. I vertici aziendali devono non solo approvare protocolli, ma farsi promotori attivi della cultura della prevenzione.
Nel “Progetto Rifiuti”, l’Inail ha incontrato i decisori aziendali nelle fiere di settore, seminari, tavole rotonde. Non semplici comunicati stampa o circolari, ma momenti di dialogo autentico, in cui si condividono esperienze e criticità.
La stipula dell’accordo con Federambiente nel 2010 ha dato un forte segnale: le aziende del settore possono e devono prendersi cura anche della salute dei propri operatori, non solo dell’ambiente.
Ogni campagna informativa efficace dovrebbe essere allineata alla strategia aziendale complessiva. Altrimenti, resta un’azione isolata, senza continuità né impatto.
Comportamenti sicuri: si apprendono (e si rinforzano)
Uno dei presupposti del progetto è che il comportamento sicuro si costruisce con il tempo, non si impone dall’alto. Serve un sistema fatto di:
• Osservazione
• Formazione
• Feedback
• Rinforzo positivo
Nel mondo della psicologia comportamentale si parla di “rinforzo operante”: un comportamento corretto deve essere seguito da una conseguenza positiva, che lo incentivi. Può trattarsi di un riconoscimento, di una gratificazione o semplicemente del sentirsi parte attiva del processo.
Nel caso delle piccole imprese, questo tipo di approccio può sembrare oneroso. Ecco perché il ruolo di enti esterni come l’Inail è fondamentale: fornire strumenti gratuiti e accessibili per guidare il cambiamento culturale.
Il potere del linguaggio visivo: tra fumetti e cartoline
Un aspetto distintivo del progetto è l’uso sapiente del linguaggio visivo. Fumetti, colori, icone: strumenti semplici ma potenti. Perché funzionano?
• Sono riconoscibili: i colori identificano subito il tipo di rischio.
• Sono memorabili: un’immagine ironica resta impressa più di un paragrafo di testo.
• Rendono il messaggio universale: anche i lavoratori stranieri o meno scolarizzati riescono a comprendere.
Le cartoline tascabili sono state una trovata originale: piccole, sintetiche, da portare sempre con sé. Ogni cartolina mostra:
• Sul fronte: il comportamento corretto illustrato da un fumetto.
• Sul retro: una descrizione del rischio evitato, con parole chiave in evidenza.
Non si tratta solo di “design accattivante”: è comunicazione scientificamente efficace, basata sulla psicologia cognitiva. Le immagini aiutano a creare associazioni visive, riducendo il carico cognitivo e favorendo il ricordo.
Poster e calendari completano il quadro: veicoli di messaggi visivi che accompagnano le attività quotidiane, in modo discreto ma costante.
Costruire una cultura della sicurezza: ogni giorno
La sicurezza non è un progetto a tempo. È un processo continuo, che richiede costanza, coerenza, motivazione. Ogni azienda può e deve costruire una cultura della sicurezza, non solo con documenti e cartelli, ma con azioni concrete, ascolto e partecipazione.
Ecco alcune buone pratiche:
• Campagne informative regolari, non “spot”.
• Verifica dell’efficacia: chiedere feedback, adattare i messaggi.
• Incentivi per i suggerimenti dei lavoratori.
• Formazione non solo normativa, ma anche relazionale.
La sicurezza diventa così un valore condiviso, non un’imposizione. E i lavoratori, sentendosi parte attiva, partecipano più volentieri alla sua costruzione.
Conclusione: prevenzione e comunicazione, una coppia inscindibile
Comunicare il rischio non è solo spiegare “cosa non fare”, ma coinvolgere le persone in un processo di consapevolezza. L’esperienza dell’Inail dimostra che è possibile parlare di sicurezza in modo chiaro, motivante e concreto.
Ogni azienda, ogni responsabile, ogni lavoratore ha un ruolo in questo processo. Ma serve un linguaggio comune, accessibile, visuale e continuo.
In fondo, la sicurezza è come una buona comunicazione: funziona davvero solo quando tutti la capiscono.
17/09/2025
Professor Guido Botte

