
Protocollo igienico post-COVID: cosa è rimasto obbligatorio
L’emergenza sanitaria causata dal COVID-19 ha imposto cambiamenti radicali nelle abitudini igieniche collettive, specialmente nei luoghi pubblici e di lavoro. Durante i mesi più critici della pandemia, sono stati introdotti protocolli straordinari per ridurre il rischio di contagio: sanificazioni frequenti, distanziamento fisico, uso obbligatorio di mascherine, accessi contingentati e igiene rafforzata. Oggi, con la fine dello stato di emergenza e l’allentamento delle restrizioni, molti si chiedono cosa sia ancora obbligatorio seguire e cosa sia diventato solo raccomandazione.
In questo articolo facciamo il punto su cosa è rimasto in vigore in termini di protocollo igienico post-COVID, in base alla normativa italiana attuale e alle buone pratiche ancora suggerite da enti come il Ministero della Salute, l’INAIL e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
Fine dello stato di emergenza: cosa è cambiato
Il 31 marzo 2022 è ufficialmente terminato lo stato di emergenza nazionale legato alla pandemia da SARS-CoV-2. Da quel momento, molti obblighi giuridici sono stati progressivamente rimossi, tra cui l’obbligo generalizzato di mascherine, il Green Pass per l’accesso a determinati luoghi, e le misure di sanificazione straordinaria.
Tuttavia, la cessazione dell’emergenza non ha annullato tutte le responsabilità in materia di igiene e sicurezza. Alcuni obblighi sono rimasti per settori specifici o in presenza di determinate condizioni, e molte delle buone pratiche introdotte sono oggi considerate parte integrante della prevenzione ordinaria in ambito lavorativo e collettivo.
Cosa è rimasto obbligatorio nei luoghi di lavoro
Il Datore di Lavoro, ai sensi del D.Lgs. 81/08, resta responsabile della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Anche in assenza di uno specifico obbligo “anti-COVID”, le misure di igiene introdotte durante la pandemia possono essere mantenute o reintrodotte nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) laddove ritenute opportune.
Ad oggi, tra le misure che possono restare obbligatorie per il datore di lavoro, troviamo:
• Igienizzazione delle mani: l’uso di soluzioni idroalcoliche per la pulizia delle mani è ancora considerata una misura fondamentale per la prevenzione di malattie infettive. Non è obbligatoria per legge, ma può essere prevista dal DVR o da protocolli interni.
• Pulizia regolare e sanificazione periodica: non è più prevista la sanificazione giornaliera straordinaria, ma è obbligatoria una pulizia regolare degli ambienti e una sanificazione periodica in base al livello di rischio e alla frequenza d’uso degli spazi (come da Linee guida ISS).
• Aerazione e ricambio d’aria: nonostante la fine dell’emergenza, il ricambio d’aria nei locali chiusi è ancora obbligatorio e regolato da norme tecniche (es. UNI 10339, UNI EN 16798). In mancanza di impianti meccanici, va garantita una ventilazione naturale sufficiente.
• Gestione dei casi positivi: resta obbligo di isolamento per le persone risultate positive al COVID-19, secondo le indicazioni del Ministero della Salute. L’obbligo vale sia per i lavoratori che per gli studenti o utenti di servizi pubblici.
• Dispositivi di protezione individuale (DPI): in alcune situazioni specifiche (ad es. contatto con persone fragili, sanità, RSA), l’uso della mascherina FFP2 può ancora essere imposto come misura preventiva dal datore di lavoro o dai regolamenti interni.
Settori dove alcune misure sono ancora obbligatorie
1. Strutture sanitarie e socio-sanitarie (RSA, cliniche, ambulatori)
In questi contesti, anche post-pandemia, l’uso della mascherina FFP2 è obbligatorio per operatori sanitari e visitatori, soprattutto in presenza di pazienti fragili. Inoltre:
• Deve essere garantita la sanificazione degli ambienti ad alto rischio (es. sale visita, ambulanze, sale operatorie) con prodotti idonei.
• L’accesso ai reparti può essere ancora soggetto a misure di controllo, come la rilevazione della temperatura o la presentazione di certificazioni.
2. Scuole
Le scuole non sono più soggette a protocolli rigidi come durante l’emergenza, ma sono comunque tenute a garantire il ricambio d’aria, la pulizia quotidiana degli ambienti e la gestione di eventuali casi positivi con isolamento domiciliare.
Alcuni istituti hanno deciso di mantenere stazioni per l’igienizzazione delle mani o orari scaglionati per evitare affollamenti, sebbene non più richiesti per legge.
3. Trasporto pubblico e ambienti affollati
Non è più obbligatorio l’uso della mascherina, ma resta fortemente raccomandato nei luoghi affollati o in presenza di persone vulnerabili. Alcune aziende (es. ospedali mobili, servizi di trasporto sanitario) possono ancora imporre l’uso di dispositivi di protezione.
Cosa è diventato raccomandazione ma resta buona prassi
Anche se molti protocolli non sono più obbligatori, restano fortemente raccomandati come misure di prevenzione generica:
• Sanificazione periodica di superfici comuni come maniglie, interruttori, tastiere condivise.
• Pulizia approfondita dei bagni e degli spazi comuni, soprattutto in presenza di molte persone.
• Formazione e informazione dei lavoratori sull’igiene respiratoria (coprirsi la bocca quando si tossisce, uso corretto dei fazzoletti).
• Evitare di venire al lavoro con sintomi respiratori: questa prassi è ormai considerata parte della cultura organizzativa, anche se non regolata da obblighi formali.
Protocolli COVID e DVR: devono essere aggiornati?
Sì, il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) deve sempre riflettere le condizioni reali del contesto lavorativo. Se durante l’emergenza erano state inserite misure specifiche anti-COVID, il datore di lavoro deve valutare:
• Se mantenerle come misure di prevenzione generica;
• Se eliminarle per obsolescenza;
• Se aggiornarle in base a nuove esigenze (es. smart working, nuovi flussi di persone, riorganizzazione degli spazi).
La valutazione del rischio biologico, in particolare, resta obbligatoria laddove vi siano potenziali esposizioni (es. laboratori, sanità, ambienti con alta densità di persone).
Linee guida attuali di riferimento
Alcuni riferimenti normativi e tecnici ancora validi:
•D.Lgs. 81/08: testo unico sulla sicurezza, sempre valido per l’organizzazione e prevenzione nei luoghi di lavoro.
• Linee guida ISS sull’igiene ambientale post-COVID (es. ISS COVID-19 n. 5/2020, aggiornate).
• Circolari del Ministero della Salute per la gestione dei casi positivi.
• Protocolli condivisi anti-contagio firmati con le parti sociali: possono restare in vigore come riferimento interno.
Conclusioni
Il periodo post-COVID non è un “liberi tutti”. Anche se molte misure straordinarie sono decadute, l’igiene ambientale e la prevenzione delle malattie infettive restano una responsabilità concreta, soprattutto in luoghi frequentati da molte persone o in cui si assiste una popolazione fragile.
20/08/2025
Professor Guido Botte

