Campi Elettromagnetici e Salute: Cosa Ci Dicono le Linee Guida ICNIRP?

Viviamo immersi nei campi elettromagnetici. Anche adesso, mentre stai leggendo questo articolo, il tuo corpo è attraversato da onde invisibili: quelle del Wi-Fi, del tuo smartphone, della rete elettrica domestica, persino quelle provenienti dalle stazioni radio e TV. Ma tutto questo – ti starai chiedendo – è sicuro?

È una domanda che ci si pone sempre più spesso, ed è anche il motivo per cui esistono linee guida ufficiali pensate per proteggerci. Una delle più importanti è quella pubblicata dallICNIRP, ovvero la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti. Si tratta di un’autorità scientifica indipendente, riconosciuta a livello internazionale, che si occupa proprio di questo: stabilire limiti di esposizione sicuri ai campi elettromagnetici.

In questo articolo proveremo a spiegare in modo semplice e chiaro cosa sono questi campi, come interagiscono con il nostro corpo e cosa dicono davvero le linee guida ICNIRP. Pronto a scoprire il lato invisibile della nostra vita quotidiana?

Che cosa sono i campi elettromagnetici?

Immagina una corrente elettrica che scorre in un filo: da sola, genera un campo magnetico. Se poi ci sono cariche elettriche ferme, generano un campo elettrico. Quando queste due componenti si combinano e si propagano nello spazio sotto forma di onde (come fanno ad esempio le onde radio), parliamo di campo elettromagnetico, o CEM.

Sono campi che esistono in natura (il campo magnetico terrestre è uno di questi), ma che oggi sono soprattutto generati da dispositivi e tecnologie artificiali: elettrodomestici, antenne, smartphone, router Wi-Fi, elettrodotti, sistemi radar e così via.

Effetto biologico o effetto dannoso?

Prima di parlare di rischi, è fondamentale fare una distinzione. Non tutti gli effetti di un campo elettromagnetico sono pericolosi.

Un effetto biologico è semplicemente una reazione del nostro corpo alla presenza di un campo: ad esempio, il riscaldamento dei tessuti quando ci troviamo vicino a un forno a microonde. Non è per forza negativo.

Un effetto dannoso per la salute, invece, è qualcosa che compromette il nostro benessere fisico o psicologico: ad esempio, un aumento eccessivo della temperatura corporea o una stimolazione anomala dei nervi.

Le linee guida ICNIRP si concentrano solo su effetti scientificamente provati e dannosi, escludendo quelli ancora controversi o non supportati da evidenze sufficienti.

A cosa servono le linee guida ICNIRP?

In parole semplici, l’ICNIRP ci dice quali sono i livelli di esposizione ai campi elettromagnetici che possiamo considerare sicuri, sia per la popolazione generale (compresi anziani, bambini e persone con pacemaker) sia per chi lavora ogni giorno a stretto contatto con queste sorgenti (elettricisti, tecnici delle telecomunicazioni, operatori radar, ecc.).

Le linee guida coprono un ampio spettro di frequenze, da quelle estremamente basse (come quelle della rete elettrica domestica a 50 Hz) fino alle frequenze molto alte (come quelle usate dal 5G o dai sistemi radar, fino a 300 GHz).

Le grandezze che contano

Quando si parla di campi elettromagnetici, non basta dire “più ce n’è, peggio è”. Servono strumenti e unità di misura precise. Alcuni dei parametri più usati sono:

E (campo elettrico) – si misura in volt per metro (V/m)

H (campo magnetico) – ampere per metro (A/m)

B (induzione magnetica) – tesla (T)

SAR (assorbimento specifico) – watt per chilogrammo (W/kg)

S (densità di potenza) – watt per metro quadrato (W/m²)

In pratica, il SAR ci dice quanta energia il nostro corpo assorbe, mentre E, H e B servono a misurare l’intensità del campo che ci circonda.

Come interagiscono con noi i campi elettromagnetici?

Dipende tutto dalla frequenza del campo e da quanto vicino ci troviamo alla sorgente.

• A bassa frequenza (come la corrente elettrica), i campi indicono correnti nel nostro corpo che possono stimolare nervi e muscoli.

• Alle alte frequenze, come quelle del Wi-Fi o della telefonia mobile, il rischio maggiore è che i tessuti assorbano energia e si riscaldino.

In generale, più alta è la frequenza, più l’energia viene assorbita in superficie (es. pelle), mentre le basse frequenze penetrano più in profondità, coinvolgendo organi e sistema nervoso.

Livelli di sicurezza: come funzionano?

L’ICNIRP distingue tra due tipi di limiti:

Restrizioni di base

Questi sono i limiti “di sicurezza assoluti”: se li superiamo, rischiamo effetti dannosi. Ad esempio, un SAR troppo alto può provocare un aumento della temperatura nei tessuti.

Livelli di riferimento

Sono più “pratici” da misurare (come il campo elettrico in volt/metro). Se rientriamo in questi limiti, possiamo stare tranquilli: non si superano nemmeno le restrizioni di base. Se invece li superiamo, serve un’analisi più approfondita.

Chi deve rispettare questi limiti?

Tutti, ma con alcune differenze:

La popolazione generale ha limiti più bassi, perché comprende anche persone particolarmente sensibili, come bambini e malati.

• I lavoratori esposti, invece, hanno limiti un po’ più alti, dato che sono formati, informati e monitorati durante l’attività professionale.

E gli effetti a lungo termine?

Qui la situazione si fa più complicata. Alcuni studi hanno ipotizzato possibili legami tra esposizione prolungata a campi magnetici e leucemia infantile. Ma l’ICNIRP – e con lei gran parte della comunità scientifica – è cauta: mancano prove certe, e i dati disponibili sono ancora troppo deboli per trarre conclusioni definitive.

Nel dubbio, molte autorità (come quelle italiane) adottano comunque il principio di precauzione, mantenendo limiti di esposizione molto più bassi di quelli internazionali.

Qualche esempio concreto

Ti sei mai chiesto cosa succede con il tuo smartphone?

I telefoni cellulari devono rispettare un limite di SAR pari a 2 W/kg. Questo significa che, anche se lo tieni vicino all’orecchio per ore, non superi la soglia di sicurezza per l’assorbimento energetico.

E per le linee elettriche?

Il campo magnetico prodotto da un elettrodotto non deve superare i 100 microtesla per la popolazione. Nella realtà, i valori riscontrati nelle abitazioni sono molto più bassi (di solito sotto i 0,5 µT).

E per chi ha un pacemaker?

Le linee guida ICNIRP non si occupano direttamente dei rischi legati ai dispositivi medici impiantati, ma ammettono che interferenze possono verificarsi anche sotto i limiti ufficiali.

Per questo, chi porta pacemaker, defibrillatori o impianti cocleari deve consultare il medico prima di esporsi a sorgenti intense, come sale di risonanza magnetica, apparati radar o macchinari industriali.

Le linee guida cambiano?

Sì, ed è un bene. L’ICNIRP aggiorna periodicamente le sue raccomandazioni in base alle nuove ricerche scientifiche. Questo significa che i limiti attuali non sono scolpiti nella pietra, ma evolvono con le conoscenze.

Concludendo: possiamo stare tranquilli?

Sì, se rispettiamo le regole. Le linee guida ICNIRP non sono fatte per creare panico, ma per gestire razionalmente i rischi. I campi elettromagnetici fanno parte della nostra vita, ma non per questo dobbiamo viverli con paura.

Sapere come funzionano, cosa li rende sicuri o meno, e quali sono i limiti fissati ci permette di vivere in un mondo connesso e tecnologico senza compromettere la salute.

06/08/2025

 

Professor Guido Botte